mercoledì 10 febbraio 2010

Web2.0: la forza dell'intelligenza collettiva

Dalla lettura dell’articolo di O’Reilly e dalla mia personale valutazione sull’utilizzo degli strumenti di Web 2.0, ritengo di concordare che il successo e l’evoluzione di quest'ultimo sia individuabile in un meccanismo di natura sinaptica: così come nel cervello si formano le varie connessioni, che consentono la crescita organica delle varie associazioni di pensiero, così nel Web 2.0, l’hyperlinking (ottenuto dall’intervento di vari utenti attraverso l’apporto di contenuti e siti) è divenuto il vero e proprio fondamento del web. Durante il corso dell’anno accademico ho avuto modo di avvicinarmi agli strumenti di Web 2.0, perfezionando la conoscenza di alcuni di essi e scoprire l’utilità di nuovi, ed effettivamente ho riscontrato la forza dell’intelligenza collettiva, così come affermato nell’articolo di O’ Reilly.

Tra i più conosciuti è gioco forza ricordare Google, Yahoo, Ebay, Amazon, la cui crescita è stata determinata dalla forza collettiva dell’utenza. Wikipedia è un ulteriore esempio lampante della valutazione di cui sopra, atteso che è la prima enciclopedia on line la cui crescita è dovuta all’intervento (possibile e fiduciario) di qualsiasi utente, il quale non solo può introdurre una nuova informazione, ma anche apportare modifiche ad una precedente già introdotta, e così via in una catena potenzialmente esponenziale di microinformazioni. Wikipedia mi ha consentito di conoscere diversi concetti, autori, nozioni, che altrimenti avrei conosciuto soltanto con il classico materiale cartaceo, sia pure entro determinati limiti, legati, per alcuni argomenti, alle difficoltà di ricerca. Diversamente, con Wikipedia, la ricerca è immediata, ed al 99,9% anche l’informazione. La contropartita, rimane comunque l’attendibilità, atteso che per il materiale inserito o modificato, non è sempre riscontrabile una fonte sicura ed autorevole, per cui, è un’enciclopedia che sicuramente cresce in rete e con la rete, ma con il beneficio del dubbio ( sia pure ritengo in piccolissima parte) in ordine a veridicità e completezza.

Sulla base dello stesso principio " l'unione fa la forza" si spiegano le ragioni del successo del BitTorrent a cui si deve aggiungere anche il principio di gratuità di tutto quanto viene messo in condivisione. Personalmente non ho mai utilizzato programmi come Itunes e similari, perchè per mia scelta ho sempre preferito acquistare musica o film piuttosto che scaricarli, anziché violare il diritto di autore. E qui mi rendo conto di essere in innaturale controtendenza considerato che il proliferare di questi strumenti costituisce la sindrome della erronea presupposta legalità (tranne rare eccezione) di libera fruizione delle opere di ingegno, come le canzoni, violando il più delle volte il diritto d'autore.

Un altro punto su cui vale riflettere è una distorsione, a mio avviso, determinata dal nuovo sistema di Web2.0. Il microcosmo dei blog personali, proliferato soprattutto negli ultimi anni, grazie anche alla semplificazione di gestione degli stessi, ha certamente consentito al singolo di improvvisarsi "giornalista del quotidiano", per cui al di là della valenza di diario intimo, ognuno può pubblicizzare qualsiasi notizia in tempo reale, in qualsiasi modo captata. Tuttavia la contropartita è il rischio di "un fuori controllo" dell'informazione, in cui è in gioco ancora una volta l'attendibilità della notizia, se non più della fonte. Il vantaggio riscontrato, nei limiti di quanto di più valido si può notare nei blog di maggior seguito e diffusione, è il meccanismo del FEED RSS: ovvero posso scegliere di seguire una singola pagina e ricevere aggiornamenti ogni volta che viene modificata (il cosiddetto "live web").

Allo stesso modo, credo che si presti alla stessa distorsione anche YOU TUBE: tutti possono postare tutto, ma cosa vale davvero la pena di vedere? Si da il caso che posso inserire la ripresa di un concerto, di una manifestazione, di un fatto di cronaca (che laddove non ritenuto rilevante dai più comuni strumenti di massmedia, finirebbe magari nell' inosservato), ma posso anche postare un video in cui canto a squarciagola (e difatti qualcuno ci ha pensato, con risultati tra il ridicolo e il grottesco!) la canzone che preferisco. Ciò secondo me è indicativo della più ampia "democratizzazione" di questo strumento, ma sul piatto della bilancia spesso c'è tanto di non necessario per il pubblico. Sull'altro piatto della bilancia fa ad ogni modo peso in senso positivo l'utilizzo recentemente compiuto di You Tube a fini di divulgazione politica (le video-lettere di NiKi Vendola, pioniere assoluto sotto questo profilo), e istituzionale ( vedi gli interventi del ministro Gelmini).

Ultimo (ma non ultimo) profilo su cui ritengo opportuno soffermarmi è il problema legato alla privacy dei dati personali: la maggior parte degli strumenti sopra elencati, richiedono una registrazione.

Prima osservazione: la veridicità dei dati personali può essere ad ogni modo falsata, poichè nulla mi impedisce di inserire generalità diverse da quelle reali (fatto salvo ogni eventuale futuro accertamento);

Seconda osservazione: la registrazione deve necessariamente "condannare" allo spamming? Perchè talvolta accade che la gestione dei dati personali non avviene in maniera sicura e dunque l'e-mail del proprio account finisce "nel girone" delle e-mail provenienti da ignoti imbonitori o sedicenti venditori di prodotti di fortuna, obbligando il povero destinatario a bloccare continuamente le suddette come "posta indesiderata".

Tirando le fila in ordine a quanto predetto, sulla base della mia esperienza personale e considerati i punti di luce e di ombra del Web2.0, ritengo di poter definire positivo l'approccio agli strumenti di cui sopra. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, la conoscenza di Blogger, Twitter, You Tube, Facebook, Digg e così gli altri precitati, mi ha fatto comprendere l'incredibile potenzialità di comunicazione di questi strumenti: oggi il mondo di ciascuno di noi può dirsi davvero in "vetrina". Non a caso è opportuno ricordare Linkedin, che consente la divulgazione del proprio curriculum vitae ai fini di possibile impiego.

Se prima i canali di un potenziale scrittore, uno stilista, un libero professionista, erano limitati, per la pubblicizzazione, dalla necessaria esperienza dei più bravi "addetti al settore", oggi con il Web2.0 non è più così. Ciascuno crea il suo spazio, produce se stesso, vende ciò che ha e ciò che sa e la propria esperienza viene arricchita e divulgata da chi, a sua volta, pubblicizza e guarda la "vetrina".

"Gli utenti apportano un valore": il denominatore comune di cui Web2.0 cresce e si evolve, il nostro futuro che s'è fatto presente.

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